Oggi parleremo dei tic attraverso l’illustrazione di un caso.

Si presenta da me una persona che sostiene di avere un tic in particolare di non riuscire a deglutire.

All’apparenza non sono presenti retro pensieri e sostiene che il tutto avviene in modo involontario ed automatico.

Molte volte quando si affrontano disturbi così specifici viene da pensare che il problema sia scaturito dall’ansia ma in realtà non è così.

L’ansia al contrario è la conseguenza del tic che può o essere dissociato da retro pensieri o essere una forma di disturbo ossessivo.

Si procede con l’intervento previsto in questi casi che è la ritualizzazione del tic ossia nello specifico si prescrive al paziente di recarsi di fronte allo specchio e per un minuto deglutire lentamente.

Alla seduta successiva il paziente si presenta ed afferma di riuscire a controllare meglio la deglutizione e, a questo punto, viene dilazionato nel tempo l’appuntamento del rituale davanti allo specchio prima a due ore e poi a tre ore.

Fino a qui il caso è ordinario ma, a un certo punto, le cose cambiano ossia il paziente incomincia a guardare gli altri e a contare il numero di deglutizioni nelle altre persone notando così una grande differenza rispetto alle proprie.

Ecco che il tic scaturiva da un dubbio di natura ossessiva compulsiva e a questo punto la tecnica fu variata nella ripetizione della deglutizione per dieci volte e, per quanto concerne la parte ossessiva, dal momento che il paziente riferiva di pensare alla deglutizione, era stato suggerito di pensare ai pensieri o di scriverli.

Alla seduta successiva la parte compulsiva era stata sbloccata ma, quella ossessiva non aveva prodotto gli effetti sperati, in quanto, sia con il pensare sia con lo scrivere i pensieri, il paziente continuava a iper-riflettere sul processo della deglutizione.

La tecnica che di solito si usa per i pensieri ossessivi puri aveva svelato il problema ossia che si trattava di un dubbio patologico: la perversione della ragione ( sono in grado di deglutire?) aveva alterato le sensazioni volendole controllare volontariamente.

Questa è una delle forme in cui si esprime il dubbio patologico: la perversione della ragione che cerca di controllare volontariamente qualcosa che avviene in modo involontario.

A questo punto notando che si trattava di un dubbio fu usata la seguente manovra che è stata risolutiva: pensare di non pensare è già pensare. Non puoi non pensare alla deglutizione sia per abitudine sia anche perché, non puoi non rivolgere il tuo pensiero alla deglutizione, anche solo per controllare di non averci pensato. Ma ogni qualvolta iper-rifletterai sulla deglutizione non solo manterrai il problema tale e quale ma potrai peggiorare inesorabilmente. Quindi ogniqualvolta ti verrà da iper-riflettere blocca la risposta mentalmente guardando l’orizzonte, incrociando le dita e, ogni venti passi, deglutisci volontariamente venti volte. Diversamente se, semplicemente rifletterai come tutti, potrai procedere normalmente evitando di mettere in atto l’indicazione.

In questi casi è molto importante normalizzare la patologia e fornire al paziente la possibilità di non eseguire la prescrizione. Il fatto di non doverla mettere in atto ma, solo eventualmente all’occorrenza, produrrà nel paziente un effetto normalizzante e di profezia positiva auto avverante poiché da se medesimo, proprio per il fatto di non doverla eseguire per forza, si convincerà in modo spontaneo di essere al di là del problema.

Il paziente ritelefona dopo circa due settimane e dice: grazie mi hai fatto una magia, il problema non si è più presentato.

Questo è un esempio clinico di terapia breve strategica con una parte protocollare ed una originale per affrontare il problema dei tic: la ristrutturazione del dubbio patologico è stata adattata sul caso specifico, alla quale è stata poi legata la prescrizione di tipo compulsivo per arginare il controllo.

Il Dott. Giorgio Ioimo, uno dei migliori ex-allievi diretti del Prof. Giorgio Nardone, riceve a Firenze, applica i protocolli della terapia breve strategica adattando, in modo originale, il loro contenuto ai singoli casi che via via si presentano in studio.

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