La persona ha paura di oggetti o situazioni reali a tal punto da mostrare veri e propri attacchi di panico che la portano a evitare la situazione temuta.

I bambini nascono con due uniche paure: la paura di cadere e quella dei forti rumori che capitano all’improvviso. Tutte le altre paure o fobie non sono innate, ma sono apprese. Quindi come hai imparato ad avere paura, puoi anche imparare a non averne.
Richard Bandler

CRITERI DIAGNOSTICI
  1. La persona prova paura intensa, eccessiva o irrazionale, semplicemente vedendo un oggetto o una situazione specifica (per es., volare, altezze, animali etc..).
  2. L’esposizione allo stimolo fobico provoca un Attacco di Panico inerente alla situazione.
  3. La persona riconosce che la paura è sproporzionata o irrazionale.
  4. La situazione inerente la fobia specifica viene evitata.
  5. L’evitamento della situazione temuta altera la routine della persona, il suo funzionamento lavorativo e le sue relazioni sociali.
  6. Nelle persone minorenni la durata è di 6 mesi.
  7. Gli Attacchi di Panico e l’evitamento dovuto alla presenza dell’oggetto o della situazione specifica non sono diagnosticabili attraverso altri disturbi mentali, quali il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, il Disturbo Post-traumatico da Stress, la Fobia Sociale.
Specificare la variante:
  • Variante Animali
  • Variante Ambiente Naturale (per es., altezze, temporali)
  • Variante Sangue
  • Variante Situazionale (per es., aeroplani, ascensori)
  • Altra variante (per esempio nei bambini la risposta di evitamento dei rumori forti)
CASO CLINICO

Si presenta una signora che lamenta di patire molto il solletico. La situazione era per me paradossale in quanto, stupito dalla richiesta di intervento, replico dicendo:” ma non mi sembra un problema, può capitare di soffrirne”. La signora va su tutte le furie e risponde:” ma lei non capisce, questo mi impedisce di avere rapporti intimi con mio marito!”

A questo punto, dopo aver indagato a fondo la situazione, propongo alla paziente di provare volontariamente solletico durante l’atto sessuale.

Lei completamente sbalordita dal mio suggerimento replica:” ma lei o mi prende in giro o è completamente matto”. Io le rispondo sorridendo:” provi, tanto le altre forme di intervento che ha sperimentato, non hanno funzionato. Che le costa?”.

La signora all’appuntamento successivo torna con un sorriso raggiante e mi riferisce che ha funzionato.

Questa manovra terapeutica, apparentemente magica, segue la logica paradossale del disturbo, vale a dire ogniqualvolta proviamo a provocare in noi stessi una reazione, che deve manifestarsi spontaneamente, questa non si manifesta. Ad esempio se chiediamo a qualcuno di ridere volontariamente potremo notare che la persona alla quale lo abbiamo richiesto non riuscirà a farlo.

Infine è degna di nota la resistenza alla prescrizione da parte della paziente e questo capita non di rado in psicoterapia breve strategica poichè tutti noi, abituati a ragionare in modo razionale ed ad applicare soluzioni che seguono la logica della razionalità a problemi di matrice irrazionale, ci irrigidiamo e banalizziamo le soluzioni semplici e “apparentemente” banali dimenticandoci dell’insegnamento di

Ippocrate: “Similia similibus curantur“

 

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